martedì 30 aprile 2013
sabato 9 marzo 2013
La quaresima: tempo di conversione!
La Chiesa in questo tempo di Quaresima ci offre una reale opportunità di guardare a noi stessi, al fine di riflettere su come le nostre esperienze quotidiane nell'affrontare la vera immagine di Cristo, che ora cammina verso la croce. Siamo invitati tutti i giorni contemplare il crocifisso e chiedere a Dio che possiamo essere forti e fedeli sufficiente per procedere verso la salvezza. "Oggi la salvezza è giunta a noi!" (cf. Lc 19,5).
Viviamo una Quaresima unica nella storia della Chiesa. Vogliamo farne parte, il corpo mistico di Cristo, nella preghiera. Chiediamo al Signore della messe che mandi operai (Lc 10,2) per fare resa vigna del Signore il centuplo. Vale a dire, che la Chiesa di Cristo è per i nostri tempi, una risposta efficace alle preoccupazioni dell'uomo contemporaneo.
"Dovete cooperare in quell’incarico di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura: “Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1). È questo il lavoro per la messe nel campo di Dio, nel campo della storia umana: portare agli uomini la luce della verità, liberarli dalla povertà di verità, che è la vera tristezza e la vera povertà dell’uomo" (Omelia del Santo Padre Benedeto XVI 05/02/2011).
venerdì 4 gennaio 2013
Che Natale quest’anno a Gizzeria!
Gizzeria – Davvero bello il Natale
della Parrocchia San Giovanni Battista di Gizzeria che, quest’anno, ha visto
l’impegno dei tanti giovani dell’Azione Cattolica prestarsi alle manifestazioni
a corollario delle classiche cerimonie della notte di Natale. Durante la messa
del 24 dicembre, 15 ragazzi circa, preparati con l’aiuto di Padre Sandro,
parroco di Gizzeria, hanno portato i doni durante l’offertorio ed hanno
rappresentato i pastori, la Maddalena, la Samaritana, l’Emorroissa, Zaccheo, la
profetessa Anna, Simeone, Maria e Giuseppe.
Il tema principale di questo
frangente è stato la speranza, un tema scaturito dai vari incontri e dal
percorso svolto dai ragazzi dell’Azione Cattolica. Ad esempio, la Maddalena
raccontava di una vita costellata da maltrattamenti e per questo, voleva dare speranza
a tutte le donne vittime di violenza, perché l’amore di Dio non giudica…
Insomma, un momento toccante che è entrato nell’animo delle persone che hanno
assistito. Un momento di riflessione nella riflessione.
Dopo questo frangente dedicato alla
speranza, un altro bellissimo momento è stato quello dedicato all’ingresso in
chiesa di Gesù Bambino, anche questo, un frangente della Santa Messa molto
curato avvenuto prima della benedizione finale.
Quando Azzurra Aiello ha iniziato a cantare (in latino), i ragazzi del gruppo sono entrati dalla navata centrale della Chiesa, tutti vestiti di bianco, con una candela in mano e con un cartello riportante la scritta “La paura ci rende prigionieri, la speranza può renderci liberi” al termine di questa mini processione è entrato il Bambino, portato da Giuseppe e Maria, impersonati da una giovane coppia gizzerota, Andrea Guadagnolo e la moglie Rosetta con il piccolo figlio Giovanni. Anche questo è stato un momento davvero molto emozionante che rimarrà impresso a lungo nelle menti e nei cuori di chi ha potuto viverlo.
Quando Azzurra Aiello ha iniziato a cantare (in latino), i ragazzi del gruppo sono entrati dalla navata centrale della Chiesa, tutti vestiti di bianco, con una candela in mano e con un cartello riportante la scritta “La paura ci rende prigionieri, la speranza può renderci liberi” al termine di questa mini processione è entrato il Bambino, portato da Giuseppe e Maria, impersonati da una giovane coppia gizzerota, Andrea Guadagnolo e la moglie Rosetta con il piccolo figlio Giovanni. Anche questo è stato un momento davvero molto emozionante che rimarrà impresso a lungo nelle menti e nei cuori di chi ha potuto viverlo.
La sera del 25 dicembre, altra
occasione di aggregazione, di festa, di unione e partecipazione per tutto il
paese che ha assistito, stavolta, al Concerto di Natale dei bambini che si è
tenuto in Piazza Monumento, concerto organizzato dai ragazzi del Servizio
Civile insieme ad altri giovani del paese. La serata si è aperta con la
presentazione del coro dei bambini, preparati ovviamente dal Gruppo Giovani
(ACG) della Chiesa San Giovanni Battista che hanno interpretato canzoni in
italiano e in inglese, dai brani più tradizionali come “Astro del Ciel” a
quelli più moderni come “Scusa Gesù” (la versione italiana di Oh happy day) o
“Una stella a Betlemme” dello Zecchino d’Oro.
Tra un brano e l’altro, le esibizioni
canore di due giovani promesse gizzerote Azzurra Aiello e Sharon Arcieri che si
sono esibite ognuna con un pezzo e infine, insieme, hanno cantato l’
“Halleluja” in duetto. Alla fine dei canti è arrivato Babbo Natale, molto
disponibile a farsi fotografare insieme ai giovani di Gizzeria mentre altri ragazzi distribuivano cioccolata calda, preparata dal Gruppo Giovani
dell’Azione Cattolica.
venerdì 28 settembre 2012
17 de settembre, Festa della Madonna della Pentecoste
In questo
giorno, si celebra la festa della nostra Patrona, la Madonna della Pentecoste. La
nostra Fraternità si rallegra con l'anniversario della fondazione dei nostri
istituti dei servi e delle serve di Gesù Salvatore. Abbiamo raggiunto il nostra
“maggioranza”, a completare i 18 anni di fondazione.
Dopo la processione, abbiamo iniziato la Messa, in ringraziamento per i nostri 18 anni di storia nella Chiesa. Abbiamo anche celebrato con Padre Fabio Francisco,sgs i suoi 06 anni di ministero sacerdotale.
martedì 7 agosto 2012
Olimpiadi Londra 2012: il riscatto della fede, in un Paese che ha bandito i simboli religiosi
In Gran Bretagna nei luoghi pubblici e
sul lavoro è proibito mostrare segni che richiamano la fede professata.
Esemplare la vicenda della hostess licenziata perché indossava una croce.
Tuttavia, gli atleti impegnati nella rassegna non nascondono l’appartenenza
religiosa. Prima e dopo le gare, segni di croce, prostrazioni e preghiere di
ringraziamento.
Londra (AsiaNews) - Bandite dalle leggi sul lavoro e dalle norme
nazionali nella disciplina dei luoghi pubblici, le religioni e loro simboli
sono rientrati a pieno titolo sul suolo britannico durante le Olimpiadi di
Londra 2012, entrate nell'ultima settimana di competizioni sportive. Dal
centometrista Usain Bolt alla judoka saudita Wojdan Shaherkani, da Maziah
Mahusin - prima atleta alla rassegna per il sultanato del Brunei - al fondista
di casa Mohamed Farah, fresco vincitore dei 10mila metri, la 30ma edizione ha
segnato un riscatto per quanti associano alla competizione agonistica un valore
profondo per la fede professata. Che diventa un elemento di forza e
concentrazione prima di gareggiare, oppure gesto di ringraziamento dopo un
successo atteso per quattro anni e frutto di lunghi e duri allenamenti.
Se ai giochi venisse applicata la legge britannica in materia
di lavoro, il re della velocità Usain Bolt - ieri il giamaicano ha bissato il
successo olimpico di Pechino 2008 - dovrebbe essere squalificato per il segno
di croce e per aver appeso al collo il simbolo religioso più famoso per i
cristiani. Un paradosso? Un'esagerazione? Niente affatto, se pensiamo alla
vicenda della hostess della compagnia British Airways, licenziata perché
indossava una croce. Per la cronaca, la donna ha perso anche la causa in
tribunale; per i giudici, simboli e religioni non vanno esibiti - o
semplicemente indossati - in nome del "politically correct" che tutti
i sudditi della regina devono rispettare.
Un capitolo a parte va dedicato alla prima donna saudita in
gara alle Olimpiadi: è la 18 judoka Wojdan Shaherkani, al centro di una vivace
polemica fra federazione e delegazione saudita per il tipo di velo che la
lottatrice avrebbe dovuto indossare. Per i vertici del judo, il velo
tradizionale - l'hijab - poteva mettere a rischio la salute dell'atleta, con
rischi di soffocamento. La delegazione di Riyadh sembrava inflessibile, solo il
tradizionale velo islamico. Alla fine si è giunti a un accordo e per 82 secondi
- tanto il tempo impiegato per venire sconfitta dalla rivale - ha potuto
calcare, con una cuffia nera in testa, il palcoscenico olimpico. E, a dispetto
dei risultati, si dice pronta a riprendere gli allenamenti in vista di Rio 2016.
Tuttavia, è proprio un campione di casa a riscattare il
valore della fede in una nazione che vuole nascondere i simboli religiosi. È il
fondista Mohamed Farah (nella foto), che si è aggiudicato i 10mila metri su
pista. Al termine della gara, il 29enne l'atleta di origini somale ma cresciuto
in Inghilterra - di religione musulmana - si è inginocchiato sulla pista e ha
ringraziato Allah per il successo. Un gesto spontaneo, termine ultimo di
quattro anni di fatiche e sacrifici. Che, a differenza della hostess della British
Airways, non comporterà squalifiche o il ritiro della medaglia olimpica.
mercoledì 15 febbraio 2012
Salvista, una vocazione di Lode!
"La Fraternità Gesù Salvatore è una famiglia ispirata da Dio, per il nostro tempo e vieni a aiutare a rinnovare la faccia della terra."
(Regola di Vita Salvista)
Lodiamo Dio che fa la sua chiamata a molte persone che si decidono da Cristo. Siamo la Fraternità di Gesù Salvatore, che è composta dai preti, fratelli, suore e laici terziari, che condividono lo stesso Carisma, la Spiritualità e l'Apostolato. Dedichiamo la nostra vita a vivere insieme nella vita fraterna, condivisione e preghiera permettendo così che la voce di Dio ci parli ad ogni momento rivelandoci la Sua Volontà.
Tutti quanti si sentono chiamati da Dio a vivere una consacrazione de lode e proclamazione dal Suo amore, sono chiamati a unirsi ai salvisti, rendendo tutta la vita a proclamare che Dio è il nostro Unico necessario.
Uniamoci alla Madonna di Pentecoste in modo che questa famiglia religiosa sia sempre più fedele al suo Carisma e cosí offrendo a Dio tutto il nostro essere.

martedì 10 gennaio 2012
MENO ABORTI IN ITALIA, MA SONO SEMPRE TROPPI
ROMA, lunedì, 9 gennaio 2012 (ZENIT.org)
- L’ultima Relazione del Ministero della Salute italiano sulla legge 194
relativa all’anno 2009 (quella sulla legislazione per l’aborto volontario)
riferisce che in quell’anno quasi 117.000 bambini non hanno potuto vedere la
luce, mentre nello stesso 2009, 568.857 sono nati vivi. Si è però registrato un
calo degli aborti nel nostro paese: passati, nel 2009 rispetto al 2008, da
121.301 a 116.933 (-4368, pari al 3,6%). Nel 1982, anno del triste record
(234.801 casi), la diminuzione è di oltre il 50%.
I dati dicono anche che le lavoratrici sono la categoria che
fa ricorso più frequentemente alla IVG (Interruzione volontaria di gravidanza).
La Lombardia (con quasi 10 milioni di abitanti) è dove si abortisce di più
(19.700 casi, -4,2% rispetto al 2008). Le regioni più virtuose sono la Valle
d’Aosta (217 casi, -9,6%) e la Basilicata con un calo di quasi il 10% (700
casi), mentre solo in Molise il dato appare in controtendenza (634 casi,
+5,7%).
All’estero stanno decisamente peggio: l’Italia ha infatti
valori tra i più bassi dei paesi europei: gli aborti per 1.000 donne in età tra
i 15 e i 44 anni (range d’età europeo) sono il 10,3% in Italia, molto meglio
che in Russia (40,3), Romania (31,3), Svezia (21,3), Inghilterra (17,5),
Francia (17,4) e Spagna (11,8). Ci battono solo Belgio (9,6), Olanda (8,7) e
Germania (7). Infine, un ultimo dato: il 45,5% delle donne italiane che hanno
abortito non avevano figli.
Questi i dati che naturalmente non parlano delle tragedie
che l’aborto comporta per i bimbi mai nati, per le giovani donne e i loro
uomini, per le famiglie a vario titolo coinvolte. La signora Paola Marozzi
Bonzi, nel 1984 fondatrice e direttrice del Centro di Aiuto alla Vita (CAV)
della clinica Mangiagalli di Milano, che in 27 anni ha salvato 13mila bambini
dall’aborto (vedi il Blog dell’11 dicembre 2011), mi dice: “Le donne che hanno
scelto di abortire, nella grande maggioranza dei casi subiscono un forte p
anche fortissimo trauma fisico e psicologico, del quale spesso non si liberano
più del tutto”.
Negli ultimi tempi è venuto sempre più alla ribalta
dell’informazione il problema degli aborti, non direttamente per abolire la
Legge 194, ma almeno per applicarla con rigore, visto che la Legge afferma e
tutti concordano sul fatto che l’aborto dovrebbe essere il più possibile
evitato con vari provvedimenti economici di aiuti alle famiglie e anche
psicologici di aiuto alle donne in difficoltà di vario genere per partorire. Se
non altro perché noi italiani diminuiamo di più di 100.000 unità all’anno,
aumentiamo solo grazie ai circa quattro milioni di lavoratori “terzomondiali”
che si sono stabiliti in Italia. Insomma, tutti ormai sanno che in Italia
nascono troppo pochi bambini italiani! Almeno quelli che sono stati concepiti e
stanno giungendo a maturazione, lasciamoli e aiutiamoli ad uscire dal grembo
materno!
Il 30 dicembre scorso, in primissima serata dopo il TG di
Rai Uno delle ore 20, nella rubrica Qui Radio Londra con grande
coraggio Giuliano Ferrara ha parlato non dell’aborto, ma della vita di un
bambino che nasce, con molto garbo e commozione, in modo del tutto laico. Dato
che la sera seguente il Presidente Napolitano avrebbe tenuto nelle reti
unificate delle Tv il suo annuale “Discorso agli italiani” per augurare Buon
Anno a tutti, Giuliano ha avanzato una proposta che credo rappresenti la grande
maggioranza degli italiani. “Caro Presidente, ha detto in sostanza, domani
sera, nel suo discorso atteso da tanti italiani parlerà di tanti problemi della
nostra Italia e la sua parola ha un notevole influsso sui nostri compatrioti.
Ebbene, veda di inserire un cenno al dovere che tutti abbiamo di aiutare
una donna, una coppia che vorrebbero avere un bambino ma si orientano
verso l’aborto per vari motivi. Aiutare chi è in difficoltà dovrebbe essere
cosa normale per ognuno di noi. Caro Presidente della Repubblica (cito sempre a
memoria) perché non mettere in agenda questa battaglia civile per la vita? Lei
ne ha fatte tante: la sicurezza sul lavoro, i dissesti idrogeologici,
l’immigrazione e la cittadinanza per i figli di immigrati… perché non
aggiungere anche questa battaglia per la vita? Molti del popolo si sono già
mossi in questo senso con il “Progetto Gemma”, nel popolo c’è già questa
sensibilità di far nascere il più possibile tutte le vite. Domani sera, dica
qualcosa su questo”.
Ecco, la sera del 31 dicembre eravamo molti milioni a
sentire il discorso di Napolitano. Non ha parlato della vita che deve nascere e
non può per mancanza di solidarietà umana e di sostegno da parte dello Stato
italiano. Mi spiace dire che ha deluso molti e ci ha fatto sentire, per quella
sera, non pienamente rappresentati dal Capo dello Stato.
di Piero Gheddo.
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