sabato 9 marzo 2013

La quaresima: tempo di conversione!


La Chiesa in questo tempo di Quaresima ci offre una reale opportunità di guardare a noi stessi, al fine di riflettere su come le nostre esperienze quotidiane nell'affrontare la vera immagine di Cristo, che ora cammina verso la croce. Siamo invitati tutti i giorni contemplare il crocifisso e chiedere a Dio che possiamo essere forti e fedeli sufficiente per procedere verso la salvezza. "Oggi la salvezza è giunta a noi!" (cf. Lc 19,5).
Viviamo una Quaresima unica nella storia della Chiesa. Vogliamo farne parte, il corpo mistico di Cristo, nella preghiera. Chiediamo al Signore della messe che mandi operai (Lc 10,2) per fare resa vigna del Signore il centuplo. Vale a dire, che la Chiesa di Cristo è per i nostri tempi, una risposta efficace alle preoccupazioni dell'uomo contemporaneo.
"Dovete cooperare in quell’incarico di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura: “Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1). È questo il lavoro per la messe nel campo di Dio, nel campo della storia umana: portare agli uomini la luce della verità, liberarli dalla povertà di verità, che è la vera tristezza e la vera povertà dell’uomo" (Omelia del Santo Padre Benedeto XVI 05/02/2011).

venerdì 4 gennaio 2013

Che Natale quest’anno a Gizzeria!


Gizzeria – Davvero bello il Natale della Parrocchia San Giovanni Battista di Gizzeria che, quest’anno, ha visto l’impegno dei tanti giovani dell’Azione Cattolica prestarsi alle manifestazioni a corollario delle classiche cerimonie della notte di Natale. Durante la messa del 24 dicembre, 15 ragazzi circa, preparati con l’aiuto di Padre Sandro, parroco di Gizzeria, hanno portato i doni durante l’offertorio ed hanno rappresentato i pastori, la Maddalena, la Samaritana, l’Emorroissa, Zaccheo, la profetessa Anna, Simeone, Maria e Giuseppe.
Il tema principale di questo frangente è stato la speranza, un tema scaturito dai vari incontri e dal percorso svolto dai ragazzi dell’Azione Cattolica. Ad esempio, la Maddalena raccontava di una vita costellata da maltrattamenti e per questo, voleva dare speranza a tutte le donne vittime di violenza, perché l’amore di Dio non giudica… Insomma, un momento toccante che è entrato nell’animo delle persone che hanno assistito. Un momento di riflessione nella riflessione.
Dopo questo frangente dedicato alla speranza, un altro bellissimo momento è stato quello dedicato all’ingresso in chiesa di Gesù Bambino, anche questo, un frangente della Santa Messa molto curato avvenuto prima della benedizione finale.
Quando Azzurra Aiello ha iniziato a cantare (in latino), i ragazzi del gruppo sono entrati dalla navata centrale della Chiesa, tutti vestiti di bianco, con una candela in mano e con un cartello riportante la scritta “La paura ci rende prigionieri, la speranza può renderci liberi” al termine di questa mini processione è entrato il Bambino, portato da Giuseppe e Maria, impersonati da una giovane coppia gizzerota, Andrea Guadagnolo e la moglie Rosetta con il piccolo figlio Giovanni. Anche questo è stato un momento davvero molto emozionante che rimarrà impresso a lungo nelle menti e nei cuori di chi ha potuto viverlo.
Al termine della Santa Messa il sacerdote, in processione, ha portato il Bambino nel presepe vivente preparato dai ragazzi della Magna Græcia. Una notte di grandi emozioni tra i fedeli e una sentita partecipazione quella dei giovani gizzeroti, impegnati nei canti e nelle raffigurazioni avvenute durante la Santa Messa.
La sera del 25 dicembre, altra occasione di aggregazione, di festa, di unione e partecipazione per tutto il paese che ha assistito, stavolta, al Concerto di Natale dei bambini che si è tenuto in Piazza Monumento, concerto organizzato dai ragazzi del Servizio Civile insieme ad altri giovani del paese. La serata si è aperta con la presentazione del coro dei bambini, preparati ovviamente dal Gruppo Giovani (ACG) della Chiesa San Giovanni Battista che hanno interpretato canzoni in italiano e in inglese, dai brani più tradizionali come “Astro del Ciel” a quelli più moderni come “Scusa Gesù” (la versione italiana di Oh happy day) o “Una stella a Betlemme” dello Zecchino d’Oro.
Tra un brano e l’altro, le esibizioni canore di due giovani promesse gizzerote Azzurra Aiello e Sharon Arcieri che si sono esibite ognuna con un pezzo e infine, insieme, hanno cantato l’ “Halleluja” in duetto. Alla fine dei canti è arrivato Babbo Natale, molto disponibile a farsi fotografare insieme ai giovani di Gizzeria mentre altri   ragazzi distribuivano cioccolata calda, preparata dal Gruppo Giovani dell’Azione Cattolica.



venerdì 28 settembre 2012

17 de settembre, Festa della Madonna della Pentecoste



In questo giorno, si celebra la festa della nostra Patrona, la Madonna della Pentecoste. La nostra Fraternità si rallegra con l'anniversario della fondazione dei nostri istituti dei servi e delle serve di Gesù Salvatore. Abbiamo raggiunto il nostra “maggioranza”, a completare i 18 anni di fondazione.














Abbiamo iniziato i nostri festeggiamenti con la processione ormai tradizionale con l'icona della Madonna per le strade del nostro quartiere. Questo presieduta dal nostro Priore Generale, Padre Leomar Nascimento de Jesus,sgs in presenza di altri sacerdoti salvisti, fratelli e sorelle, i nostri fratelli e laici Del  Ordine Terziario (i Servi Evangelizzatori Del Regno), insieme con i giovani Del movimento gionanile "la Gioventù Salvista".









Dopo la processione, abbiamo iniziato la Messa, in ringraziamento per i nostri 18 anni di storia nella Chiesa. Abbiamo anche celebrato con Padre Fabio Francisco,sgs i suoi 06 anni di ministero sacerdotale.


martedì 7 agosto 2012

Olimpiadi Londra 2012: il riscatto della fede, in un Paese che ha bandito i simboli religiosi

In Gran Bretagna nei luoghi pubblici e sul lavoro è proibito mostrare segni che richiamano la fede professata. Esemplare la vicenda della hostess licenziata perché indossava una croce. Tuttavia, gli atleti impegnati nella rassegna non nascondono l’appartenenza religiosa. Prima e dopo le gare, segni di croce, prostrazioni e preghiere di ringraziamento.


Londra (AsiaNews) - Bandite dalle leggi sul lavoro e dalle norme nazionali nella disciplina dei luoghi pubblici, le religioni e loro simboli sono rientrati a pieno titolo sul suolo britannico durante le Olimpiadi di Londra 2012, entrate nell'ultima settimana di competizioni sportive. Dal centometrista Usain Bolt alla judoka saudita Wojdan Shaherkani, da Maziah Mahusin - prima atleta alla rassegna per il sultanato del Brunei - al fondista di casa Mohamed Farah, fresco vincitore dei 10mila metri, la 30ma edizione ha segnato un riscatto per quanti associano alla competizione agonistica un valore profondo per la fede professata. Che diventa un elemento di forza e concentrazione prima di gareggiare, oppure gesto di ringraziamento dopo un successo atteso per quattro anni e frutto di lunghi e duri allenamenti.
Se ai giochi venisse applicata la legge britannica in materia di lavoro, il re della velocità Usain Bolt - ieri il giamaicano ha bissato il successo olimpico di Pechino 2008 - dovrebbe essere squalificato per il segno di croce e per aver appeso al collo il simbolo religioso più famoso per i cristiani. Un paradosso? Un'esagerazione? Niente affatto, se pensiamo alla vicenda della hostess della compagnia British Airways, licenziata perché indossava una croce. Per la cronaca, la donna ha perso anche la causa in tribunale; per i giudici, simboli e religioni non vanno esibiti - o semplicemente indossati - in nome del "politically correct" che tutti i sudditi della regina devono rispettare.
Un capitolo a parte va dedicato alla prima donna saudita in gara alle Olimpiadi: è la 18 judoka Wojdan Shaherkani, al centro di una vivace polemica fra federazione e delegazione saudita per il tipo di velo che la lottatrice avrebbe dovuto indossare. Per i vertici del judo, il velo tradizionale - l'hijab - poteva mettere a rischio la salute dell'atleta, con rischi di soffocamento. La delegazione di Riyadh sembrava inflessibile, solo il tradizionale velo islamico. Alla fine si è giunti a un accordo e per 82 secondi - tanto il tempo impiegato per venire sconfitta dalla rivale - ha potuto calcare, con una cuffia nera in testa, il palcoscenico olimpico. E, a dispetto dei risultati, si dice pronta a riprendere gli allenamenti in vista di Rio 2016.
Tuttavia, è proprio un campione di casa a riscattare il valore della fede in una nazione che vuole nascondere i simboli religiosi. È il fondista Mohamed Farah (nella foto), che si è aggiudicato i 10mila metri su pista. Al termine della gara, il 29enne l'atleta di origini somale ma cresciuto in Inghilterra - di religione musulmana - si è inginocchiato sulla pista e ha ringraziato Allah per il successo. Un gesto spontaneo, termine ultimo di quattro anni di fatiche e sacrifici. Che, a differenza della hostess della British Airways, non comporterà squalifiche o il ritiro della medaglia olimpica.

mercoledì 15 febbraio 2012

Salvista, una vocazione di Lode!


"La Fraternità Gesù Salvatore è una famiglia ispirata da Dio, per il nostro tempo e vieni a aiutare a rinnovare la faccia della terra."
(Regola di Vita Salvista)
Lodiamo Dio che fa la sua chiamata a molte persone che si decidono da Cristo. Siamo la Fraternità di Gesù Salvatore, che è composta dai preti, fratelli, suore e laici terziari, che condividono lo stesso Carisma, la Spiritualità e l'Apostolato. Dedichiamo la nostra vita a vivere insieme nella vita fraterna, condivisione e preghiera permettendo così che la voce di Dio ci parli ad ogni momento rivelandoci la Sua Volontà.
Tutti quanti si sentono chiamati da Dio a vivere una consacrazione de lode e proclamazione dal Suo amore, sono chiamati a unirsi ai salvisti, rendendo tutta la vita a proclamare che Dio è il nostro Unico necessario.
Uniamoci alla Madonna di Pentecoste in modo che questa famiglia religiosa sia sempre più fedele al suo Carisma e cosí offrendo a Dio tutto il nostro essere.



martedì 10 gennaio 2012

MENO ABORTI IN ITALIA, MA SONO SEMPRE TROPPI


ROMA, lunedì, 9 gennaio 2012 (ZENIT.org) - L’ultima Relazione del Ministero della Salute italiano sulla legge 194 relativa all’anno 2009 (quella sulla legislazione per l’aborto volontario) riferisce che in quell’anno quasi 117.000 bambini non hanno potuto vedere la luce, mentre nello stesso 2009, 568.857 sono nati vivi. Si è però registrato un calo degli aborti nel nostro paese: passati, nel 2009 rispetto al 2008, da 121.301 a 116.933 (-4368, pari al 3,6%). Nel 1982, anno del triste record (234.801 casi), la diminuzione è di oltre il 50%.
I dati dicono anche che le lavoratrici sono la categoria che fa ricorso più frequentemente alla IVG (Interruzione volontaria di gravidanza). La Lombardia (con quasi 10 milioni di abitanti) è dove si abortisce di più (19.700 casi, -4,2% rispetto al 2008). Le regioni più virtuose sono la Valle d’Aosta (217 casi, -9,6%) e la Basilicata con un calo di quasi il 10% (700 casi), mentre solo in Molise il dato appare in controtendenza (634 casi, +5,7%).
All’estero stanno decisamente peggio: l’Italia ha infatti valori tra i più bassi dei paesi europei: gli aborti per 1.000 donne in età tra i 15 e i 44 anni (range d’età europeo) sono il 10,3% in Italia, molto meglio che in Russia (40,3), Romania (31,3), Svezia (21,3), Inghilterra (17,5), Francia (17,4) e Spagna (11,8). Ci battono solo Belgio (9,6), Olanda (8,7) e Germania (7). Infine, un ultimo dato: il 45,5% delle donne italiane che hanno abortito non avevano figli.
Questi i dati che naturalmente non parlano delle tragedie che l’aborto comporta per i bimbi mai nati, per le giovani donne e i loro uomini, per le famiglie a vario titolo coinvolte. La signora Paola Marozzi Bonzi, nel 1984 fondatrice e direttrice del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) della clinica Mangiagalli di Milano, che in 27 anni ha salvato 13mila bambini dall’aborto (vedi il Blog dell’11 dicembre 2011), mi dice: “Le donne che hanno scelto di abortire, nella grande maggioranza dei casi subiscono un forte p anche fortissimo trauma fisico e psicologico, del quale spesso non si liberano più del tutto”.
Negli ultimi tempi è venuto sempre più alla ribalta dell’informazione il problema degli aborti, non direttamente per abolire la Legge 194, ma almeno per applicarla con rigore, visto che la Legge afferma e tutti concordano sul fatto che l’aborto dovrebbe essere il più possibile evitato con vari provvedimenti economici di aiuti alle famiglie e anche psicologici di aiuto alle donne in difficoltà di vario genere per partorire. Se non altro perché noi italiani diminuiamo di più di 100.000 unità all’anno, aumentiamo solo grazie ai circa quattro milioni di lavoratori “terzomondiali” che si sono stabiliti in Italia. Insomma, tutti ormai sanno che in Italia nascono troppo pochi bambini italiani! Almeno quelli che sono stati concepiti e stanno giungendo a maturazione, lasciamoli e aiutiamoli ad uscire dal grembo materno!
Il 30 dicembre scorso, in primissima serata dopo il TG di Rai Uno delle ore 20, nella rubrica Qui Radio Londra con grande coraggio Giuliano Ferrara ha parlato non dell’aborto, ma della vita di un bambino che nasce, con molto garbo e commozione, in modo del tutto laico. Dato che la sera seguente il Presidente Napolitano avrebbe tenuto nelle reti unificate delle Tv il suo annuale “Discorso agli italiani” per augurare Buon Anno a tutti, Giuliano ha avanzato una proposta che credo rappresenti la grande maggioranza degli italiani. “Caro Presidente, ha detto in sostanza, domani sera, nel suo discorso atteso da tanti italiani parlerà di tanti problemi della nostra Italia e la sua parola ha un notevole influsso sui nostri compatrioti. Ebbene, veda di inserire un cenno al dovere che tutti abbiamo di aiutare una  donna, una coppia che vorrebbero avere un bambino ma si orientano verso l’aborto per vari motivi. Aiutare chi è in difficoltà dovrebbe essere cosa normale per ognuno di noi. Caro Presidente della Repubblica (cito sempre a memoria) perché non mettere in agenda questa battaglia civile per la vita? Lei ne ha fatte tante: la sicurezza sul lavoro, i dissesti idrogeologici, l’immigrazione e la cittadinanza per i figli di immigrati… perché non aggiungere anche questa battaglia per la vita? Molti del popolo si sono già mossi in questo senso con il “Progetto Gemma”, nel popolo c’è già questa sensibilità di far nascere il più possibile tutte le vite. Domani sera, dica qualcosa su questo”.
Ecco, la sera del 31 dicembre eravamo molti milioni a sentire il discorso di Napolitano. Non ha parlato della vita che deve nascere e non può per mancanza di solidarietà umana e di sostegno da parte dello Stato italiano. Mi spiace dire che ha deluso molti e ci ha fatto sentire, per quella sera, non pienamente rappresentati dal Capo dello Stato.
di Piero Gheddo.

lunedì 2 gennaio 2012

La benedizione di Benedetto XVI all'umanità e l'appello all'educazione dei giovani

L'omelia del Papa nella Messa di inizio anno e durante l'AngelusCITTA’ DEL VATICANO, domenica, 1 gennaio 2012 (ZENIT.org) – “Gesù è la luce, la via e la pace”. È questo il cuore dell’omelia di Benedetto XVI durante la celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e in occasione della 45aGiornata Mondiale della Pace, svoltasi, questa mattina, nella Basilica di San Pietro.Ha invocato la benedizione di Dio sul mondo il Papa, dicendo: “Nel primo giorno dell’anno, la liturgia fa risuonare in tutta la Chiesa l’antica benedizione sacerdotale,: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace" (Nm 6,24-26).“E’ un triplice augurio pieno di luce che promana dalla ripetizione del nome di Dio e dall’immagine del Suo volto - ha proseguito il Santo Padre -. “per essere benedetti bisogna stare alla presenza di Dio, ricevere su di sé il suo Nome e rimanere nel cono di luce che parte dal suo Volto, nello spazio illuminato dal suo sguardo, che diffonde grazia e pace”.Nella Messa d’inizio anno, Benedetto XVI ha dunque donato il suo augurio all’umanità; un’umanità che cerca la pace, che aspira alla giustizia e desidera l’amore: ovvero vivere la stessa esperienza dei pastori di Betlemme.La speranza, quindi, “di stare – come i pastori - alla presenza di Dio e della sua benedizione, non nella sala di un maestoso palazzo, al cospetto di un grande sovrano, bensì in una stalla, davanti ad un ‘bambino adagiato nella mangiatoia’ (Lc 2,16)”, proprio perché “da quel Bambino si irradia una luce nuova, che risplende nel buio della notte”.E’ da Cristo che viene la benedizione, ha affermato ancora il Pontefice “dal suo nome che significa Dio salva” e dal suo volto umano, in cui il Signore “ha voluto nascondere la sua gloria, per rivelarci pienamente la sua bontà”.Un invito, quindi, ad accogliere Gesù perché “Lui è la vera pace” e a farlo attraverso la strada privilegiata che è Maria, Madre di Cristo e Madre nostra, “che ha accolto Gesù in sé e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana”.“Lei è la ‘benedetta fra le donne’ – ha sottolineato Benedetto XVI - tutta la sua vita è nella luce del Signore, nel raggio d’azione del nome e del volto di Dio incarnato in Gesù, intenta a custodire e meditare nel suo cuore ogni cosa riguardante il suo figlio”.Maria, madre e modello della Chiesa, è Colei che porta la benedizione al mondo intero, la donna che ha accolto Gesù in sé e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana e che offrendosi a Dio come “terra buona” ha permesso che Egli potesse compiere il suo mistero di salvezza.Benedetto XVI si è soffermato poi sul tema della Giornata Mondiale della Pace di oggi: Educare i giovani alla giustizia e alla pace. “E’ un compito che riguarda tutti – ha affermato - “la famiglia umana, dopo le tragedie delle due grandi guerre mondiali, ha mostrato di esserne sempre più consapevole”.Educare oggi però è una “sfida”, almeno per due motivi, ha precisato il Papa: “In primo luogo, perché nell’era attuale, fortemente caratterizzata dalla mentalità tecnologica, voler educare e non solo istruire non è scontato, ma è una scelta; in secondo luogo, perché la cultura relativista pone una questione radicale: ha ancora senso educare?, e poi educare a che cosa?”.Ha aggiunto inoltre: “Per i giovani oggi è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione” in quanto essi “sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento”.“Solo una solida educazione della loro coscienza – ha concluso - può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene”.Emerge in questo la responsabilità educativa della famiglia, della scuola e anche delle religioni, chiamate a far conoscere che Dio è amore, è giusto ed è pacifico.“Si tratta essenzialmente di aiutare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, a sviluppare una personalità che unisca un profondo senso della giustizia con il rispetto dell’altro, con la capacità di affrontare i conflitti senza prepotenza, con il perdono e la riconciliazione”.A mezzogiorno il Papa si è poi affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico per la preghiera dell’Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro, in occasione del quale ha ribadito l’urgenza di offrire ai giovani nuove opportunità per la loro vita.“I giovani guardano oggi con una certa apprensione al futuro, manifestando aspetti della loro vita che meritano attenzione, come il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale”.L’appello, infine, ai responsabili delle nazioni perché s’impegnino a cessare “le guerre, le divisioni e le inimicizie tra gli uomini” e l’auspicio che ci sia “riconciliazione e perdono nelle aree di conflitto, oltre che una più giusta distribuzione delle risorse della terra”.Benedetto XVI ha concluso il suo discorso ai fedeli rivolgendo un “deferente augurio” al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e augurando all’intero popolo italiano “ogni miglior auspicio di pace e di prosperità per l’anno appena iniziato”.